Esprit De Baccarat
Conversazioni creative: Grimanesa Amorós parla di luce, meraviglia e legami umani
L'artista di fama internazionale partecipa alla Artist Series dell'Baccarat Hotel di New York per una conversazione incentrata sull'illuminazione intesa come mezzo espressivo, ricordo ed esperienza condivisa.
La luce è impossibile da trattenere, eppure ha la capacità di affascinare, unire e ispirare. Presso l’ Baccarat Hotel di New York, la luce è più di un semplice elemento di design. È parte di un patrimonio secolare plasmato dal cristallo, dall’artigianato e dalla creazione di esperienze memorabili. La Artist Series, curata e organizzata da Orange York, riunisce creativi visionari il cui lavoro riflette questo spirito. Pochi artisti contemporanei esplorano il suo potere emotivo con la stessa profondità di Grimanesa Amorós, le cui installazioni luminose hanno illuminato spazi pubblici in tutto il mondo.
Nata in Perù e acclamata a livello internazionale per le sue opere che fondono arte, tecnologia e narrazione culturale, Amorós trasforma la luce in un mezzo di connessione. Le sue installazioni invitano il pubblico a fermarsi, riflettere e vivere luoghi familiari in modi inaspettati. Nell’ambito della serie “Artist Series” dell’ Baccarat Hotel di New York, l’artista riflette sui momenti che hanno plasmato la sua visione artistica, sull’influenza delle sue origini peruviane e sulla capacità intramontabile della luce di unire le persone.
A colloquio con Grimanesa Amorós
Cosa ti ha spinto inizialmente a scegliere la luce come mezzo espressivo e in che modo ha influenzato il modo in cui racconti storie attraverso le tue opere?
Il mio percorso con la luce è iniziato durante un viaggio in Islanda nel 2001. Ho avuto la fortuna di assistere all’aurora boreale, che mi ha lasciato senza fiato. Ricordo di aver pensato “Wow” più e più volte. Avevo la macchina fotografica con me, ma l’ho messa da parte per vivere appieno quel momento. Volevo condividere quella magia con gli altri. Quello è stato l’inizio del mio rapporto con la luce e, da quel momento in poi, sono rimasta affascinata dal modo in cui poter trasporre la sua natura effimera nel mio lavoro. Ho iniziato a sperimentare con i materiali per ricreare quel senso di meraviglia e di presenza che avevo provato sotto quel cielo. La luce non è qualcosa che possiamo afferrare o possedere, e proprio quel mistero è parte di ciò che mi attrae di più.
In che modo le tue origini peruviane e i ricordi della tua terra d’origine hanno influenzato la tua visione artistica? Potresti indicarci un’opera in cui questo legame risulta particolarmente significativo?
Le mie origini peruviane sono presenti in molte delle mie opere, come UROS HOUSE, ispirata al popolo degli Uros che vive ancora oggi sul Lago Titicaca. Le isole degli Uros galleggiano sul lago e, da secoli, il popolo degli Uros costruisce queste piccole isole con le canne che crescono nel lago. Gli strati inferiori si decompongono, mentre gli abitanti aggiungono canne all’ top, rinnovandole costantemente. Questa è solo una delle tante opere che riflettono le mie radici. I peruviani sono molto ingegnosi, come dimostrano le isole galleggianti, e questa caratteristica si è riflessa all nel mio lavoro.
Un’altra opera recente che ho realizzato per la LA Phil, RADIANCE, ha tratto ispirazione da *Prometeo: Il poema del fuoco*, Op. 60 (1910), e dalla divinità inca Viracocha. Così come Alexander Scriabin cercò di unire musica e colore nella sua composizione, RADIANCE ha fuso luce e spazio per creare un’esperienza che trascende la storia di Prometeo, lo scopritore delle origini dell’umanità, e del dio inca Viracocha, il creatore e dispensatore di saggezza. Entrambe le figure simboleggiano il ricorso alla luce come ricerca della conoscenza e dell’illuminazione.
Il nostro passato plasma il nostro presente, quindi la cultura è profondamente importante per me.
Le tue installazioni monumentali uniscono arte, luce e tecnologia. Come riesci a trasformare un’idea o una sensazione iniziale in qualcosa che il pubblico possa sperimentare fisicamente?
L’arte può essere individuale e collettiva; è entrambe le cose. Lo spazio pubblico mi permette di condividere la luce con gli altri, ed è proprio questo che ho sempre voluto fare con le mie opere: condividere con gli altri ed esprimere ciò che ho da dire. L’arte nutre la mente e la creatività si manifesta in ambiti all i. L’arte pubblica permette a chi magari non metterebbe mai piede in un museo o in una galleria di vivere un’esperienza artistica inaspettata. Alcune persone non si sentono a proprio agio in quegli ambienti, ma rendere l’arte pubblica la rende accessibile. Magari stanno andando al lavoro, o sono con i propri figli; magari mi dedicano solo due secondi del loro tempo, e io riesco a farli fermare, riflettere, sentirsi ispirati ed entrare in sintonia con l’opera d’arte.
Negli spazi pubblici, le giovani generazioni possono entrare in contatto con le opere d’arte, dare libero sfogo alla propria immaginazione e trovare l’ispirazione per condividere e comunicare qualcosa con il mondo.
In che modo il carattere di un luogo influenza ciò che crei per esso? E ti è mai capitato che un’ambientazione particolare abbia portato il tuo lavoro in una direzione inaspettata?
Dico sempre che la mia vita è una storia d’amore con l’ignoto. Per fortuna, sono sempre pronta. L’unica volta in cui ho dovuto modificare il mio progetto a causa di vincoli architettonici è stato per la mia opera, *THE MIRROR CONNECTION*, al CAFA Art Museum di Pechino. Ho dovuto cambiare completamente il mio concetto visivo dopo aver appreso sul posto che Arata Isozaki non consentiva alcuna foratura nei pavimenti o nelle pareti.
Eppure ce l’abbiamo fatta, e il risultato è stato un lavoro meraviglioso. Mi ha ricordato che nulla è impossibile. Un esempio perfetto di come la vita sia una storia d’amore con l’ignoto.
Mentre rifletti sul tuo lavoro sotto gli iconici lampadari di Baccarat, quali parallelismi vedi tra il tuo uso della luce e la lunga tradizione di Baccarat nel trasformare la luce in momenti di bellezza e connessione?
La luce, che non possiamo possedere, è effimera; posso guidarla, sfruttarne la presenza nell’arte e utilizzarla per creare le mie sequenze e le mie sculture. La luce è speciale: può unire le persone, catturare la loro attenzione e creare un’esperienza condivisa.